ARRI Alexa Mini - 10 cose utili da sapere


La nostra Alexa Mini sul set di "Rondini" di Riccardo Petrillo

L’ARRI Alexa Mini è la macchina da presa digitale più utilizzata nelle produzioni cinematografiche al mondo, rilasciata nel 2015, ha il sensore di Alexa XT (2013), originalmente pensata per l’uso su droni e gimbal è divenuta con il tempo un vero e proprio standard nelle produzioni di ogni tipo.

Come a volte succede in questo settore capitano dispositivi che incontrano l'esigenza del mercato nel momento esatto in cui vengono proposti, diventando veri e propri "game changer", come successe ad esepio per la Canon 5DMKIII. Abbiamo deciso di scrivere questo articolo per mettere insieme alcuni aspetti tecnici e curiosità che spesso ci chiedono.


Ecco di cosa parliamo: • ISO e Alexa Mini • ARRI Raw e ProRes

• Controllo remoto via wifi

• Simulazione di menù online

• ARRI frame line custom

• Caricare LUT e preset USB

• HDR

• Alexa Mini stress test

• Diffusione sul mercato

• The Irishman - Alexa Mini & utilizzi alternativi


1 - ISO



Arri Alexa Mini ha come ISO nativo 800. Nelle macchine da presa Arri Alexa la sensibilità ISO va a modificare la posizione del grigio medio (grigio 18%) all’interno della gamma dinamica che resta invariata a 14,5 stops. Questo significa che abbassando gli ISO (ISO < 800) il grigio medio sposterà le alte luci, dando più informazioni nelle basse luci dell’immagine ma meno nella parte di alte luci, al contrario alzando l’ISO (ISO > 800) il grigio medio (grigio 18%) si sposterà verso le basse luci, dando più informazioni nelle alte luci e quindi meno nelle basse luci.

Durante il Workshop sul workflow dei file ARRI, il Colorist Alessandro Bernardi ha suggerito una tecnica per ottenere immagini con ombre più pulite, <<lavorando sovraesposti di uno stop e abbassando poi in post, faremo lavorare il sensore dove risulta avere performance più alte, cioè sulle alte luci>>.

Su questo tema c'è molta confusione e l'immagine che abbiamo preso dal sito di ARRI rende molto chiara questa idea.

(fonte: https://www.arri.com/en/learn-help/technology/image-processing)

2 - ARRI Raw e ProRes

Miniatura della nostra intervista al Colorist Alessandro Bernardi

Su questo tema ci siamo interessati molto e abbiamo dedicato un'intera intervista proprio per capire meglio le differenze tra i due formati.


Il Raw di fatto è un dato grezzo di informazioni catturate dal sensore, il video viene generato dal software che lo elabora.

Non si tratta di un video ma di una collezione di metadati e bit non elaborati.

Raw e ProRes hanno la stessa gamma dinamica. Un file Arri Raw pesa esattamente come un file ProResXQ, la differenza si potrà notare solo in caso di forti pressioni di post produzione. Una sessione di color correction più spinta farà emergere qualche artefatto nei file compressi, che non vedremmo negli stessi file registrati in Raw. Il file Arri Raw grazie al sistema LDS (Lens Data System) abbinato a lenti predisposte a comunicare digitalmente con la camera, raccoglie le informazioni come profondità di fuoco, diaframmi, movimenti dello zoom e li salva all’interno come metadati, permettendo nell’inserimento dei VFX una migliore simulazione della camera da presa virtuale. È consigliabile registrare clip in Arri Raw quando si utilizzano VFX, o quando si dovranno operare sessioni di post produzione massive e per poter cambiare la color science del file a piacimento.


Link al calcolatore di dimensione file ARRI Link al nostro video con Alessandro Bernardi su ARRI Raw e ProRes

Link alla pagina del sito ARRI dedicata al RAW

3 - Controllo remoto via Wi-Fi

Una importante funzione della Alexa Mini è la possibilità di essere controllata completamente da remoto, con un qualsiasi smartphone o computer, tramite Wi-Fi. I browser consigliati sono Google Chrome e Firefox, non funziona invece con Safari. Come prima cosa abilitare il Wi-Fi dal menù della camera: Menu -> System -> Network / Wi-Fi -> Wi-Fi power. Poi passare allo smartphone o al computer e connettersi tramite wifi alla rete della camera: MINI-XXXXX (dove XXXXX è il numero identificativo della Alexa Mini in vostro possesso) la password standard è “arri”, verificare nella documentazione della camera o nel menu della camera (Menu -> System -> Network / Wi-Fi -> Wi-Fi host password) la password. Una volta connessi aprire il browser (Google Chrome o Firefox) e inserire il seguente indirizzo: http://mini-XXXXX.local (dove XXXXX è il numero identificativo della Alexa Mini) e accedere al menu virtuale della camera, qualora non funzioni questo indirizzo inserire l’indirizzo IP che trovate in: Menu -> System -> Network / Wi-Fi -> LAN static IP solitamente è 192.168.000.100 a questo punto potrete accedere ai controlli della camera. Con questo sistema sarà possibile controllare ogni aspetto della camera, mettere in rec e in riproduzione le clip, ma non visualizzarle.


A questo link trovate una dimostrazione in inglese della procedura.

4 - Simulazione di menù online

Screenshot del sito ARRI sulla pagina Camera Simulator

ARRI è un'azienda molto attenta alle esigenze dei suoi clienti e ha messo gratuitamente a disposizione di tutti i menù delle sue camere. Sono strumenti utili sia per chi non le conosce e vuole esplorarle, sia per chi vuole studiare alcuni passaggi e soprattutto è utile per guidare a distanza la risoluzione di alcuni problemi tecnici.

Ci è capitato diverse volte che dal set non riuscissero a trovare alcuni settaggi e grazie al menù on line siamo riusciti a dare le indicazioni in modo preciso ed efficente.

Al Link qui sotto è possibile accedere alla simulazione del menù della ARRI Alexa Mini e alla esplorazione del corpo macchina e del viewfinder (EVF) https://www.arri.com/en/learn-help/learn-help-camera-system/tools/camera-simulators/alexa-mini-camera-simulator Nel link qui sotto invece si trova la pagina in cui sono presenti le simulazioni di tutti i menù delle camere Arri. https://www.arri.com/en/learn-help/learn-help-camera-system/tools/camera-simulators

5 - Frame line custom

Direttamente dal sito ARRI è possibile creare Frame Line, cioè rettangoli di diverse forme come guida per le inquadrature.

Un esempio pratico del vantaggio di poter creare guide in remoto è questo: se la produzione ha bisogno di girare alcune sequenze che dovranno andare bene sia in formato 16:9, che in formato quadrato e in formato verticale - perchè le stesse clip verranno confezionate su tre output social diversi - è possibile preparare il giorno prima le frame line e sul set installarle in camera senza perdere tempo prezioso.


Ecco il link per accedere a questo strumento del sito ARRI: link

Una volta realizzate è possibile scaricarne l’XML sul proprio computer. Attraverso una piccola chiavetta USB proprietaria ARRI è possibile trasferire i file xml dal comuter alla macchina da presa.

Ecco i passaggi: ARRI -> A-MINI -> FRAMELINES Una volta trasferiti i file e scollegata la chiave USB, collegarla alla porta USB della Alexa Mini, e seguire il seguente percorso.: MENU -> Monitoring -> Frame Lines -> Frame line -> ADD -> Custom_frameline_1 (o il nome del file XML generato) Così il frameline generato sarà aggiunto alla visualizzazione. Per verificare se il frameline è attivo seguire il seguente percorso: MENU -> Monitoring -> EVF/Monitor -> EVF overlays -> Surround view e verificare che la spunta sia attiva.

6 - Caricare LUT e preset via USB

Per caricare una LUT sulla Alexa Mini è necessaria la Chiave USB in dotazione al kit camera, una volta collegata al computer sarà possibile caricare il file LUT in formato *.aml al seguente percorso all’interno della chiave USB: ARRI/A-MINI/LOOKFILES .

A questo punto bisogna espellere correttamente la chiave USB, e collegarla alla porta USB sul retro della Alexa Mini, nello stesso vano della scheda di memoria, una volta collegata l’USB accedere alla schermata Home dell’EVF, accedere alla voce Look, quindi EDIT, e poi ADD e quindi selezionare il file desiderato, una volta visualizzato il messaggio di corretta acquisizione, selezionare con il tasto SET la LUT caricata.


I preset sono molto comodi per tutti Cinematographer abituati a impostare la camera in un certo modo, così ogni volta che la si noleggia, con un clic si può avere la MDP settata secondo le nostre esigenze.


Sul canale Youtube di ARRI abbiamo trovato questo video dove viene mostrato il funzionamento di dell'ARRI Color Tool (ACT).


Una cosa molto interessante da rilevare è spesso può essere utile estrarre la LUT da delle clip ProRes o Arri RAW, ecco come in pochi passaggi. Estrarre il LUT-File da una clip ProRES Munirsi del software ARRI Color Tool (link sottostante). https://www.arri.com/en/learn-help/learn-help-camera-system/tools/arri-color-tool Importare quindi la clip da cui si desidera recuperare la LUT e selezionarla. Dal menu File selezionare Export, e poi 3D LUT (commando rapido cmd+L). Selezionare quindi il programma di destinazione in modo da determinare il formato. Salvare la LUT nel formato selezionato nella posizione desiderata. Estrarre il LUT-File da un file Arri RAW Munirsi del software ARRI Meta Extract (link sottostante) https://www.arri.com/en/learn-help/learn-help-camera-system/tools/arri-meta-extract Importare quindi il file RAW da cui si desidera recuperare la LUT, e selezionare una locazione per i file di destinazione, e cliccare Start per decodificare i metadati presenti nel file. Verificare quindi la destinazione dei file selezionata in precedenza per trovare la Lut in formato *.cube .


7 - HDR


Il tema dell'HDR ci è molto caro e sarebbero molte le cose di cui parlare, per ora abbiamo fatto due chiacchiere con il Colorist Alessandro Bernardi che ci ha aperto gli occhi su tanti aspetti tecnici legati al workflow e ai mezzi che servono per poterlo lavorare. Con Pierpaolo Marcelli, Operation Manager dello studio di post produzione Flat Parioli invece abbiamo parlato di tutti gli aspetti più rilevanti legati alla pipeline di Netflix.

Grazie a questi due video ci siamo fatti un'idea più chiara di cosa significa HDR e che tipo di implicazioni ci sono nel suo flusso di lavoro, ma soprattutto che tipo di hardware è indispensabile per poter lavorare in HDR.


Ci sono due principali modalità di elaborare clip in HDR, quella ARRI (che parte da un file RAW o ProRes) e quella RED (che elabora un file +HDR).

Le MDP RED che hanno la modalità HDR integrata, riescono a fare una doppia registrazione con due diverse latitudini di posa, che il software di color correction poi elabora e genera una clip unica dalla latitudine di posa estremamente estesa.

Con la doppia registrazione ci sono dei limiti, nel senso che se il soggetto è in movimento noteremo la sovrapposizione dei due frame, come viene spiegato bene in questo video: link


La modalità ARRI invece si appoggia sull'elaborazione di un unico file con 14.5 stop di gamma dinamica, sia RAW che ProRes.

Sembra strano perché siamo abituati ad associare il tema HDR ai tramonti fotografici, ma non è esattamente così, infatti è dal 2010 che i file dell'Alexa sono in HDR.

Sul sito di ARRI c'è una bellissima pagina dedicata all'HDR sulle principali domande che di solito si hanno. Ecco il link: https://www.arri.com/en/learn-help/learn-help-camera-system/camera-workflow/image-science/frequently-asked-questions-on-hdr#accordion-44130


Sul canale YouTube di ARRI invece ci sono diversi video introduttivi, come questo del 2016 che aiuta ad avere una panoramica approfondita sul tema: HDR overview, ARRI workshop in Paris, December 2016 (around 51 minutes)


Quello che abbiamo capito è che produrre un video in HDR coinvolge diversi reparti.

Il DoP dovrà esporre sul set per l'HDR e dovrà vedere la preview su un monitor in HDR.

Sul set dovrà esserci un DIT che assiste il DoP sul flusso di lavoro.

La casa di post produzione dovrà aver già fatto dei test preliminari sul workflow che dovranno essere condivisi e accettati dalla filiera che si occuperà della distribuzione.

L'ultimo step riguarda il pubblico che per poter visionare il film in HDR dovrà essere necessariamente munito di un dispositivo adatto.



8 - Stress test


Ogni camera ARRI che esce dal ciclo produttivo, Alexa Mini compresa, passa una lunga serie di test che espone la camera a condizioni davvero estreme, per testarne durabilità e capacità di lavorare in ogni condizione. Il processo di progettazione e produzione della macchina da presa tiene in considerazione la possibilità che la camera lavori in condizioni estreme, dal freddo al caldo alle forti vibrazioni, senza prescindere dalle necessità di massima efficenza del sistema di raffreddamento, alla leggerezza e compattezza che unibody permette.

Ogni camera prodotta da ARRI, passa dall’ARRI’s Quality Control Department in cui viene sottoposta a severi controlli, il sistema di controlli comprende anche un test di affidabilità che consiste nel posizionare la camera su una piastra vibrante che simula lo stress meccanico di migliaia di chilometri di spostamenti (vedi foto qui sopra), il test viene superato solamente se nulla sì allenta; subito dopo la camera viene trasferita ai test termici.


I test termici sono veramente estremi, la camera viene inserita in un forno-frigorifero che compie dei cilci da una temperatura di -20° C a una temperatura di +45°C mentre la camera compie una serie di accensioni, spegnimenti e registrazioni, solo poi dall’analisi del registro di sistema e la verifica dei file la camera viene dichiarata idonea.

Il canale Youtube di Martin Flindt, Camera Cave, ha al suo interno altri video sulla factory di ARRI. Se vi interessa l'argomento vi consigliamo di darci un'occhiata.

Link al video: Inside ARRI


Nell'intervista che abbiamo fatto a Paolo Carnera ci parla delle condizioni limite in cui ha girato.







<<Ho girato recentemente per Treadston, che è una serie americana, uno spin off di Jason Bourne. ha girato alle Isole Svalbard a -30 gradi e l'Alexa macina e non si ferma. Ho girato in Alexa per 0 0 0 nel deserto del Marocco, a +40 gradi e l'Alex va, quindi so che ho uno strumento non solo che io conosco in cui posso girare a occhi chiusi.>>













9 - Quanto è usata?



L’ARRI Alexa Mini è la macchina da presa più utilizzata degli ultimi anni. Agli Oscar 2020 ben 17 camere su 21 (nella classifica dei 10 film con la migliore fotografia) erano ARRI, e l’Alexa Mini era ancora in testa come macchina da presa digitale più utilizzata. Dal festival di Cannes 2019 i dati mostrano il dominio Arri in modo ancora più evidente, dalla selezione dei 50 film è emerso che su un totale di 62 macchine da presa utilizzate, 41 erano ARRI e di queste 31 erano ARRI Alexa Mini, questo significa che il 50% delle macchine da presa utilizzate erano ARRI Alexa Mini. Ultimo dato che vogliamo riportare è il dato sul Sundance 2020, con una selezione di 55 film, uno dei festival Indipendenti più importanti al mondo, se non il più importante. Per un totale di 64 macchine da presa utilizzate, 46 erano ARRI e 31 di queste erano ARRI Alexa Mini. Questi dati rivelano come l’Alexa Mini domini il mondo del cinema e sia ancora oggi la camera più scelta dai Cinematographer di tutto il mondo.


Fonte dati: https://ymcinema.com/

Fonte immagine: link


10 - The Irishman - utilizzi alternativi dell'Alexa Mini


Per la prima volta in The Irishman sono state utilizzate tecniche di de-ageing molto sofisticate, ma con un invasività molto ridotta sugli attori scelti, in modo da poter dare loro tutta la libertà di movimento e recitazione possibile, come richiesta dal regista Martin Scorsese.

Il Direttore della Fotografia Rodrigo Prieto e il supervisore dei VFX Pablo Helman, si sono scontrati quindi con la necessità di tracciare il volto dei protagonisti e dare le migliori reference possibili per l’operazione di de-ageing, ci sono riusciti grazie a due Alexa Mini.

Le Alexa Mini sono state utilizzate per costruire quello che sul set era chiamato “Three Headed Monster”, un rig molto particolare con al centro una Red Helium come main camera, e due Arri Alexa Mini per lato, questo rig è stato sviluppato dai tecnici dell’ARRI Rental di LA.



Il rig doveva essere sufficientemente leggero per poter essere montato su un’unica testa, e le camere dovevano avere la possibilità di essere sincronizzate e comandate in remoto, non era possibile utilizzare camere a pellicola (come è stato fatto per tutte le scene del film in cui non c’è de-ageing), per l’impossibilità di cambiare i magazzini delle pellicole.

Spesso sono state girate scene con tre punti camera, il che significava avere 9 camere e 9 focus puller, il notevole carico di lavoro di infrastruttura dietro questa metodologia di shooting, è valso le possibilità che è stata data agli attori, e al regista, di essere liberi e di potersi concentrare sulla loro performance, evitando make-up invadenti o caschi per catturare le movenze del viso.

Le Alexa Mini, a cui era stato rimosso il filtro infrarossi e aggiunto un particolare filtro frontale che lasciava passare solo la luce infrarossa, grazie ad una luce ad anello a infrarossi attorno all’ottica, restituivano un’immagine perfettamente flat, che permetteva il tracking facciale molto più semplice e pulito, non avendo nessuna ombra.

La scelta è ricaduta sulla Alexa Mini per vari motivi, la scienza colore di altissima qualità per avere immagini più lavorabili, che permetteva di rendere il passaggio di tracciamento quasi automatico, in oltre la sua natura leggera e modulare, da la possibilità di riconfigurare il rig, spostando una camera laterale e riposizzionarla sopra la main, quando ad esempio si era lungo muro o in spazi stretti.


Fonti: https://www.hurlbutacademy.com/the-irishman/ https://www.arrirental.com/en/about/overview/news/rodrigo-prieto-asc-amc-on-shooting-the-irishman-

Crediti immagine: link



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